Skip to content

Trainspotting, vent’anni fa e sembra oggi

ottobre 28, 2016

Scégliere (ant. e poet. scérre) v. tr. [lat. *exelĭgĕre, comp. di ex, da, con senso di separazione e legere o elĭgĕre] – Separare la parte migliore di una cosa dalla peggiore, quindi eleggere ciò che pare meglio.

___

trainspottingNel corso degli anni (20 anni, cazzarola), mi è capitato più volte di rivederlo, o per intero o iniziato, magari a notte fonda, per caso, su canali ogni volta diversi. L’ultima volta pochi mesi fa.
Come ogni volta, ho ripensato al lontano 1996 e mi son chiesta: “Ma com’è possibile che ci avessero permesso di proiettare Trainspotting in un’assemblea d’istituto?”. S’era in un liceo classico per certi aspetti molto rigido, anche se ancora lo ringrazio, per ciò che mi ha dato e che mi porto appresso, e sorrido a ripensare a quell’assemblea. Perché, certo e pure un po’ ovvio, il dibattito dopo il film è stato sulle/contro le droghe, ma già all’epoca mi sembrava che qualcosa non tornasse.

Trainspotting è stato un film prorompente e dirompente.
Aveva, e per me ha ancora, tutta una serie di elementi che non potevano non farne un culto, all’epoca, e che poi ho ritrovato e apprezzato, col passare degli anni: il politicamente scorretto, il fatto di sapere, razionalmente, che fosse sbagliato, ma intanto tifare per Mark Renton (di lui ci si è pure un po’ innamorate/i, eh), Sick Boy (vogliamo parlare della scena in cui mostra il kit del perfetto eroinomane nel tacco della scarpa?), Tommy (Tommy…), Dianne, Spud (Spud!) e, toh, pure Begbie, l’odioso e odiato Begbie, guarda un po’ il caso l’unico completamente fuori di testa che non si è mai fatto manco una canna.

Il guaio è che tutto funziona, in quel film. Non ho letto il libro di Irvine Welsh a cui s’ispira solo perché temevo a qualche livello una delusione. Come ho appena letto su minima&moralia, in un articolo di Chiara Colli pubblicato sul Mucchio (I primi vent’anni di Trainspotting), il film non è solosulla dipendenza dalle droghe pesanti di una parte della workingclass, in particolare nel sobborgo di Leith a Edimburgo e in particolare nei primi Novanta (anche se il libro, invero, è ambientato nella metà degli Ottanta). Ma un’istantanea del proprio tempo, di quelle senza filtro, data in pasto al grande pubblico grazie a un uso acuto e innovativo dei linguaggi pop. Come nella migliore tradizione britannica”.

Ho scoperto solo anni dopo la workingclass, la schifosa politica di Margaret Tatcher, le tristissime conseguenze, i film di Ken Loach. Ora capisco, se, nell’articolo di Chiara Colli, leggo che “Boyle è in grado di catturare un sentimento che attraversava il Regno Unito in quegli anni: la rave culture che ormai era già esplosa – l’uso e l’abuso di droghe, ma pure il bisogno di stare insieme, di condivisione e il ruolo fondamentale della musica – da una parte; l’orizzonte di progressivo allontanamento dall’asfittico pseudo-moralismo del periodo (post) Tatcher e il potenziale ruolo che, nell’ambito di questo cambiamento in atto, potesse avere la cultura pop. Soprattutto se scossa dal basso”.

Poi c’è la colonna sonora. Primal Scream, Iggy Pop (anche visto dal vivo, al Traffic Torino Free Festival, quello vero, al parco della Pellerina, enne anni fa), Brian Eno, Blur, Underworld, Lou Reed, David Bowie. Solo di recente, ho imparato ad apprezzare l’importanza della colonna sonora di un film, di ogni film che vado a vedere al cinema. Allora, per me, esistevano solo le colonne sonore di Pulp Fiction e Trainspotting.

Ecco, beh, se ripenso oggi a Trainspotting e al monologo anticapitalista di Rent, “Choose life”, ancora annuisco, nel segno del politicamente scorrettissimo. Perché avrò pure al mio attivo alcune esperienze, ma ho sempre avuto paura delle droghe, non ho mai provato manco un funghetto o un acido anche se ne ne ho avuto la possibilità. In quella lontana assemblea d’istituto mai mi sarei sognata di farmi, ma mentre ascoltavo il dibattito sulle droghe, che ho subito dimenticato, mi rimbombavano in testa le scene del film e Rent che diceva:
Choose life. Choose a job. Choose a career. Choose a family. Choose a fucking big television. Choose washing machines, cars, compact disc players, and electrical tin can openers. Choose good health, low cholesterol and dental insurance. Choose fixed-interest mortgage repayments. Choose a starter home. Choose your friends. Choose leisure wear and matching luggage. Choose a three piece suite on hire purchase in a range of fucking fabrics. Choose DIY and wondering who the fuck you are on a Sunday morning. Choose sitting on that couch watching mind-numbing spirit-crushing game shows, stuffing fucking junk food into your mouth. Choose rotting away at the end of it all, pishing your last in a miserable home, nothing more than an embarrassment to the selfish, fucked-up brats you have spawned to replace yourself. Choose your future. Choose life… But why would I want to do a thing like that? I chose not to choose life: I chose something else. And the reasons? There are no reasons.

Lo so. Lo so. Il monologo si chiudeva con Who needs reasons when you’ve got heroin?, ma per fortuna sono cresciuta tutto sommato bene.
Sì, magari erano altri tempi, sì. Ma resta il fatto che non mi sono mai drogata, anche se da (pure un po’ troppo) piccoletta guardavo Miami Vice mentre mangiavo cena coi miei genitori e non vedevo l’ora che arrivasse quel momento. Mi piaceva un sacco, resta in cima alle serie tv per me e quando quest’estate mi sono ritrovata ad atterrare all’aeroporto di Miami, ho cercato dal finestrino qualche immagine che mi ricordasse il telefilm.
Anche se ho visto un film come Trainspotting in assemblea d’istituto, a 16 anni, in un rigido liceo classico.
Con buona pace di Giovanardi.

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: