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Coincidenze o forse no

maggio 24, 2016

Caso s.m. (dal lat. casusus, propr. “caduta”, der. di cadĕre “cadere”; nel significato in linguistica, il latino casus è un calco del greco πτῶσις, che significava anche propr. “caduta”) – avvenimento fortuito, accidentale e imprevisto; per estensione, causa irrazionale a cui si suole attribuire ciò che avviene indipendentemente dalla nostra volontà e, in genere, da un disegno o fine predeterminato (in questo senso, è contrapposto a necessità); più genericamente: fatto, evento; vicenda triste; circostanza, congiuntura, occasione; modo specifico con cui un fatto generico si presenta (c. imbrogliato, complicato, semplice, serio, difficile, disperato; c. clinico; caso limite (pl. casi limite), quello che, in una serie possibile di eventi o di situazioni, si considera come possibilità o modalità estrema; in varie locuzioni, acquista il senso di possibilità, probabilità: es. i c. sono due: o accetta o rifiuta; locuzioni particolari a caso, sbadatamente, inconsideratamente, o tirando a indovinare; in linguistica, categoria grammaticale che concerne sia ciascuna delle forme che il nome (sostantivo, aggettivo o pronome) assume per esprimere un determinato rapporto sintattico, sia il rapporto sintattico stesso.

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ottavio_padre“Non so quanto sarà difficile la mia vita” si legge nell’intervista “ma i miei genitori non l’hanno facilitata. Mia madre, poverina, me l’ha complicata morendo, lasciandomi solo con un padre che da sempre pretende di scegliere la carriera che dovrei seguire. Perciò il giorno in cui mi daranno la laurea, semmai me la daranno, sarà per me un giorno di lutto pari quasi al lutto per la scomparsa di mia madre”. In queste parole, modellate su una dichiarazione di Gadda, Tondi condensa il risentimento da cui scaturisce la madornale leggerezza che segnerà il suo destino.
Il padre di Tondi si chiamava anche lui Ottavio ed era uomo di tutt’altra pasta, era cioè uomo pratico e cinico, per nulla incline alla lettura, anzi irremovibilmente contrario alle fantasticherie, alle evasioni dalla realtà e, più in generale, a qualsiasi forma di idealismo che la lettura incoraggia. Attributi come “poetico” e “romanzesco” erano per lui sinonimo di effeminata inconcludenza, e se poco tollerava che la moglie fosse vorace lettrice, quando vide che il figlio aveva preso più da lei che da lui, l’insofferenza degenerò in una malattia, in odio feroce per l’inutile universo della letteratura, flagello dell’umanità produttrice. […] L’Ottavio padre era un commercialista e, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto esserlo anche l’Ottavio figlio. Da anni e generazioni (la fondazione dell’attività si perdeva nella notte degli Ottavio) lo studio Tondi si adoperava affinché la ridistribuzione delle ricchezze imposta dallo Stato non recasse troppi danni ai suoi assistiti, tutte persone abbienti e ben collocate in quel demi-monde imprenditoriale dove qualunque distinzione tra politica e malaffare era ignota e ignorata. Che il perseguimento di una tradizione di famiglia tanto meritoria e remunerativa fosse messa a repentaglio per via di una sciocca vocazione onanistica quale quella letteraria era, per Ottavio padre, inconcepibile.

Tommaso Pincio, Panorama, 2015, NN editore, pagg. 59-61

 

A volte ti vien da pensare che, alla fin fine, le coincidenze non esistano.
O forse, semplicemente, certe pagine ti trovi a leggerle quando ne hai bisogno.

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