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Quelli tra letteratura e realtà

maggio 20, 2016

Finzione s.f. (dal lat. finctione-m per fictionem da fictus, p.p. di fingere) – 1. L’atto, o l’abitudine, di fingere, di simulare: in ogni esistenza, anche la meno offerta, si nasconde un germe di f. e d’allegoria (Bufalino); più spesso, la cosa stessa che si fa o si dice fingendo: non gli credere, è una f.; tutte f. le sue!; f. giuridica, espressione equivalente al lat. dei giuristi fictio iuris (propr. “finzione del diritto”), usata in ital. come s.f. – Fenomeno giuridico per il quale una norma viene applicata a una fattispecie diversa da quella per cui era stata posta, fingendo che si siano verificati i presupposti di fatto di questa. 2. letter. invenzione della mente, ciò che si crea con l’immaginazione: f. poetiche.

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Immagine della copertina di Panorama

Immagine della copertina di Panorama

Ne aveva lette fin troppe di quelle storie dal finale annunciato e non felice (i finali annunciati non lo sono mai) per non sapere che la dignità letteraria e la nobiltà da tragedia, che nei romanzi ammantano ogni sorta di nefandezza e miseria, non resistono all’impatto della realtà. Si prenda l’esempio di quell’incarnazione del male assoluto conosciuta col nome di Nikolaj Stavrogin. Avvolto nella tela di mistero che Dostoevskij gli tesse intorno, questo spregevole individuo che offende per il puro piacere di offendere ci incuriosisce e affascina. Non è affatto improbabile che i suoi capelli troppo neri, i denti come perle, le labbra come coralli, l’aria da maschera, repulsiva eppure magnetica come un dipinto, eserciterebbero un ascendente anche nel mondo reale. Nondimeno, di un simile individuo, nel mondo reale, finiremmo per diffidare e lo terremmo a distanza. Leggendo I demoni, invece, non vediamo l’ora di incontrarlo e appena intuiamo che le sue apparizioni nel romanzo saranno soltanto saltuarie affiora in noi una punta di delusione, anzi molto più di una punta. E che dire di Gregor Samsa? Non siamo forse tutti mostruosi insetti, nel ritrovarci immersi nella Metamorfosi? Ma quanti di noi vorrebbero seguitare a essere un Samsa, una volta posato il libro?

Tommaso Pincio, Panorama, 2015, NN editore, pag. 18

 

Ultimamente, mi capita spesso, o forse, semplicemente, me ne rendo conto, di esprimere un pensiero come se fosse mio e subito dopo avere la netta sensazione di averlo letto da qualche parte. Solitamente, lo associo a un libro, ma, fusa come sono, non ricordo quale. A volte, dopo giorni, magari per puro caso mi viene in mente; altre volte, la maggior parte, resto col dubbio, ma con la convinzione che si tratti di un qualche libro.

Ieri mi è successo di nuovo, per un pensiero uscito in un contesto per troppi versi lontanissimo da qualunque cosa possa aver a che fare con la letteratura. La letteratura, però, c’entrava eccome. Esprimere spesso certi pensieri in quel contesto lontanissimo pure da me alla fine è un modo per sentirmi viva, anche perché in quel contesto lontanissimo sono costretta a stare e anche grazie a chi, pazientemente, lì mi ascolta e capisce.

Ieri, però, ho subito indovinato il riferimento. M’è venuto in mente l’ultimo libro di Piergiorgio Pulixi, appena uscito in libreria: Prima di dirti addio è il quarto e ultimo Sabot/Age della serie di Biagio Mazzeo. Uno da cui, nella realtà, staresti ben lontano. Uno a cui, leggendo i libri di cui è protagonista, alla fine di affezioni, anche se sai, razionalmente, che sarebbe meglio starci lontano. Uno per cui tifi, nel romanzo.
Ho citato lui e, per associazione di idee, Barney Panofsky, il protagonista de La versione di Barney di Mordecai Richler: politicamente scorrettissimo, stronzo, pure un po’ bastardo, eppure… Niente. Ti scopri a tifare per lui fino alla fine.

Il pensiero in sé e per sé, detto male sullo scarto tra come “leggiamo” un personaggio e come lo “vedremmo” nella realtà, è però figlio di un altro libro che – una volta tanto – ho subito capito quale fosse: Panorama di Tommaso Pincio. M’ispirava da tempo, quando finalmente l’ho preso in mano e ho letto “Questo libro è […] per chi parla con i personaggi dei libri e prima di uscire di casa se ne infila uno in tasca e inizia a camminare senza meta”, ho capito che era roba per me. Non sbagliavo. Mi ci sto perdendo e sento già che un po’ mi mancherà, quando sarò arrivata all’ultima pagina.

Un po’ come tutti i libri che, ormai, decido di iniziare, tra i troppi che ho ammonticchiati in ogni angolo della mia casupola e che, non paga, continuo a comprare senza sosta. Si vede che ho imparato a scegliere cosa e quando leggere.
Comunque, sta cosa che esprimo pensieri come se fossero miei e poi mi viene in mente un libro che ho letto la trovo bellissima, anche se sono fusa e spesso non ricordo il libro.

Ps Ne La versione di Barney mi sono già felicemente persa, in Panorama mi ci sto perdendo e a breve mi (ri)perderò in Prima di dirti addio.

 

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