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“La via di uscita” di Report, parole pericolose e un’occasione sprecata

maggio 10, 2016

Accogliere (poet. accòrre) v. tr. [lat. *accollĭgĕre, comp. di ad– e collĭgĕre «cogliere, raccogliere»]: propr. raccogliere presso di sé, quindi ricevere uno con dimostrazione di affetto; per estens. accettare, approvare, acconsentire.

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Dettaglio della copertina di Tracce migranti di Mauro Biani

Diciamo che le premesse non sembravano le migliori, con l’One-Minister-Man che da Fazio dice: “Se la Gabanelli riesce a strappare i soldi alla Merkel noi siamo sempre favorevoli” e giù grasse risate (no).
La puntata di Report di domenica 8 maggio, anticipata a Che tempo che fa, aveva come servizio principale La via di uscita, provando – cito dal sito e, come anche detto in avvio di puntata – “a costruire un progetto pragmatico (completamente a gestione pubblica con supervisione europea), dove il dramma si trasforma in opportunità”.

Non avevo visto il promo della puntata, ho acceso la tv a programma iniziato, ho seguito facendo altro e un po’ a fatica perché ultimamente fatico, con Report. Limite mio, certo.
Esattamente com’è stato un mio limite non accorgermi della gravità di certe affermazioni,  a maggior ragione fatte in quel programma.

Però. Però, anche se non ero concentrata sui servizi de La via di uscita, alla fine qualcosa non mi tornava del tutto. “Avreste potuto fare di meglio, voi”, mi sono detta.

Poi, ieri sera, ho capito perché e anche aggravato, in negativo, il mio giudizio. Dopo aver parlato con un’amica rimasta basita dal promo della puntata, che la puntata intera ancora non l’ha vista, ho provato a capire qualcosa di più di quel qualcosa che non mi tornava. Ho recuperato. su alcune analisi, la puntata e, soprattutto, la trascrizione dell’inchiesta, ché alla fine le parole nero su bianco continuano ad avere più peso.

Intanto, alcune affermazioni che, di questi tempi, comunque la si metta e qualunque sia l’intento, risultano pericolose: “Ora, senza fare allarmismi o mettersi troppe mani sul cuore, siamo il paese più esposto e il rischio di instabilità va prevenuto”; “E allora noi il filo spinato dove lo tiriamo?”; “Altrimenti non basteranno i muri per blindare quella relativa, moderata tranquillità e sicurezza che siamo riusciti a costruirci negli ultimi 70 anni” (in chiusura dei servizi).

Certo, sono frasi estrapolate da un contesto (rimando comunque alla puntata, con tanto di trascrizioni qui: www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-da207169-5075-430d-9de5-246cd85d88c5.html), ma, ripeto, in tempi in cui svariati muri sono stati (ri)alzati e altrettanti – se non di più – se ne vorrebbero alzare, e già a livello di narrazione siamo circondati da muri, diventano particolarmente gravi.

Poi, sempre tramite l’amica, mi sono imbattuta in un’analisi postata su twitter, mi ci sono ritrovata e allora ho capito cosa non mi tornava: “Una trasmissione che avrebbe potuto dare una impostazione diversa da quella generalmente diffusa dai media dominanti. E invece si è rimasti su una visione quantitativa del fenomeno immigrazione, rilanciando allarmi che allo stato dei fatti appaiono assolutamente ingiustificati, perché il milione di profughi siriani e afghani che lo scorso anno percorrevano la rotta balcanica non potranno certamente spostarsi quest’anno su rotte marittime lunghe e pericolose”. Questo è solo l’inizio, perché scorrendo il lungo e documentato post, ho scoperto, tra le altre cose, che proprio nella tanto bistrattata (e un po’ mia, da mezza calabra) Calabria, ci sono modelli di accoglienzadiffusa” (www.a-dif.org/2016/04/23/da-badolato-a-riace-laccoglienza-diffusa-come-risposta-a-muri-e-a-ghetti/) che non conoscevo e a cui Report non ha fatto cenno.

“Si è accettata la distinzione che prevale nelle scelte politiche di respingimento e nelle decisioni delle Commissioni territoriali tra migranti in particolare bisogno di protezione, migranti richiedenti asilo, migranti economici, dunque irregolari in base ad una selezione preventiva che non rispetta il diritto di accesso alla procedura di asilo e i diritti di difesa. L’impostazione della trasmissione si è centrata sull’esigenza di confinare in luoghi più facilmente controllabili e con alte mura a recinzione, come le caserme dismesse, la maggior parte dei profughi in arrivo. Invece non si è spesa una sola parola, non si è trasmessa una sola immagine sui modelli virtuosi di prima accoglienza gestita dalle associazioni in luoghi aperti, e soprattutto sulla seconda accoglienza «diffusa» un modello che sembra interessare soltanto all’estero, come è confermato dai riconoscimenti internazionali per il sindaco di Riace Mimmo Lucano. Le caserme abbandonate non devono diventare nuovi ghetti”.

Ora, giornalisticamente capisco che non si possa dare spazio a tutto, ci mancherebbe. Se, però, ti poni come obiettivo la proposta di un “progetto concreto, anche severo, pensiamo di civiltà e soprattutto realizzabile”, se lo proponi così, per me toppi alla grande ed è un vero peccato.

Perché, su un problema come i movimenti migratori di oggi (e di ieri e di domani) non si dovrebbe prescindere da visioni qualitative.

Perché il team di Report ha la capacità per fare meglio. O, forse, ha la capacità di fare e bene altro, e va benissimo lo stesso, ché non sta scritto da nessuna parte che ci si debba occupare per forza di inchieste su certi temi, oltretutto proponendo “progetti concreti”.

Bene, col senno di poi sarebbe stato meglio se avessi letto un buon libro, invece di accendere la tv. Ringrazio l’amica per avermi portata a capirne di più segnalandomi il tweet di LaStrisia (twitter.com/LaStrisia/status/729604414986686464) e il post di Fulvio Vassallo, leggibile per esteso a sul suo blog, Diritti e Frontiere: dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/05/report-perde-una-occasione-le.html

Se Altreconomia un altro articolo critico e documentato: Migranti, i punti deboli della proposta di Report

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