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A tu per tu con il regista (Ma secondo te, io sto male?)

marzo 29, 2015

Caso, s.m. [dal lat. casus -us, propr. «caduta», der. di cadĕre «cadere»]: tra gli altri significati, avvenimento fortuito, accidentale e imprevisto; per estensione, causa irrazionale a cui si suole attribuire ciò che avviene indipendentemente dalla nostra volontà e, in genere, da un disegno o fine predeterminato.

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smokings_therepairmanTorino, domenica pomeriggio.
Esci dal cinema, pensando al film appena visto, Una nuova amica di François Ozon – particolare, sul sentirsi uomo e donna, sugli slittamenti d’identità – e canticchiandoti Une femme avec toi di Nicole Croisille, nella colonna sonora.

Decidi di passare da via Carlo d’Alberto e, davanti al cinema Centrale, ti fermi per un attimo a guardare le locandine: danno Smokings, documentario sulla Yesmoke di Settimo torinese, hai visto il trailer, vuoi ricontrollare l’orario.
È un attimo: una voce alle spalle, squillante e allegra: “Quale dei due, questo o quello?”.
Ti giri: un ragazzo sportivo, sorridente. Chiede quale dei due film sia il caso di vedere: Smokings o The Repairman, l’altro in programmazione?

Non sei molto in forma, ma ricacci in gola il colpo di tosse tisica contro cui stai combattendo da giorni, sorridi a tua volta e rispondi di slancio, perché The Repairman l’hai visto, andando di corsa in un cinema un po’ scomodo per paura di perderlo – uno degli attori e produttori lo conosci, t’incuriosiva, è girato in provincia di Cuneo, l’anno scorso è andato al Torino Film Festival – per poi scoprire che te l’han messo lì, al Centrale, che ti piace tanto perché dà i film in versione originale ed è pure vicino a casa: “Smokings non l’ho ancora visto, ma l’altro sì e te lo consiglio. Carino, originale, delicato”.
[Intanto, un fumetto alla Homer Simpson compare vicino alla tua testolina con dentro scritto: Ma perché parli così con uno sconosciuto? Ecco, cara testolina, non lo so, ma questo sconosciuto si è posto in un modo che mi ha fatto venir voglia di rispondere, va bene?]

In realtà, nel momento stesso in cui rispondi pensi che la conversazione s’interromperà, e invece…

“Bene, io sono il regista di The Repairman!”. (Per chi non lo sapesse, è Paolo Mitton).
[Accanto alla testolina, scompare il fumetto col dubbio, a sto punto non si può che continuare. Avevi visto qualche foto del cast, ma non lo avevi collegato al regista].
“Davvero?!?”, ridendo.
“Sì, sono venuto qui davanti perché due film di due registi del torinese, al Centrale… volevo vedere l’effetto che fa e anche capire chi e perché va a vedere il mio film”.
“Ah, siete entrambi di qui… Complimenti, il tuo film è originale. E poi sta andando bene nelle sale, ho letto recensioni molto positive, mi fa piacere… Io conosco Paolo (Giangrasso, ndr)”.

A quel punto, parte la chiacchierata-intervista. Via alle presentazioni. Sei curiosa, ti palesi come giornalista appassionata di cinema per non apparire una pazza furiosa. Ti conferma che sta andando bene, che per problemi di distribuzione gli han tolto delle sale, ma che ne aggiungeranno altre, del successo inatteso anche dove i contatti erano scarsi (tipo a Genova). Non ce la fai a trattenerti: dici che temevi proprio per la distribuzione e che invece a Torino ancora lo danno e che per te è tanto, contando che siamo al 22 marzo e il film è uscito nelle sale il 19 febbraio. Continui: chiedi com’è andato a Bra – sei nata e cresciuta lì – e a Cuneo, dove vai spesso. Chiedi com’è nata l’idea. Lui risponde, spiega, svela. C’è qualcosa di autobiografico, come un po’ immaginavi.

A un certo punto, ti rendi conto che lo stai “monopolizzando”: in fondo tu il film l’hai già visto e lui forse vuole convincere altri ad andare a vederlo. Due persone si sono avvicinate alla locandina e ne stanno parlando.
“Scusami, ti sto monopolizzando, ti lascio agli altri passanti. Grazie per la chiacchierata e ancora complimenti, in bocca al lupo e bravi”, ridendo ma con un po’ di rammarico, ché continueresti a chiacchierare. Di domande ne avresti ancora eccome.
Paolo Mitton ringrazia a sua volta. Stretta di mano, saluti e via, verso altri passanti.

Sorridi da lì fino a casa, anche quando al supermercato una signora sposta con un calcio il tuo cestello perché, a suo dire, era “in mezzo” (non era in mezzo, è domenica, stia calma, signora mia).
Sorridi anche dopo, pensando al protagonista del film, che già nel nome sembra abbia qualcosa che non va – si chiama Scanio Libertetti – e che nel film si chiede e chiede: “Ma, secondo te, io sto male?”. Scanio, se stai male, allora anch’io sto male e mi sento meno sola.
Perché cambiare vita, se puoi aggiustare quella che hai?

Ps Per tutta la settimana successiva, mi sono tornate in mente sia Une femme avec toi di Nicole Croisille, sia la chiacchierata improvvisata con Paolo Mitton, e in entrambi i casi ho sorriso.
Pps The Repairman, a Torino, questa settimana c’è ancora: è tornato nel cinema per me un po’ scomodo. Smokings è ancora al Centrale.

Informazioni sul film e su #vivalareparacion qui.

 

The Repairman, 2013
Regia di Paolo Mitton
con Daniele Savoca (Scanio), Hannah Croft, Paolo Giangrasso, Fabio Marchisio, Irene Ivaldi.

(nella foto, presa dalla pagina facebook di Smokings, le locandine dei due film al Centrale. Ero troppo presa dalla chiacchierata per fare una foto al regista davanti alle locandine, anche se ci sarebbe stato benissimo e forse questo post avrebbe avuto maggiore credibilità. Ma è tutto vero, eh.)

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