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Auguri, vecchio Torello

dicembre 3, 2014

Tifo s. m. [dal gr. τῦϕος «fumo, vapore; fantasia; febbre con torpore» (cfr. latino typhus «superbia»]: passione sportiva accesa ed entusiastica, soprattutto in quanto si esprime, in uno stato di eccitazione, con incitamenti, fischi, applausi, ecc., nel parteggiare per una squadra o un atleta durante una competizione (da vocabolario Treccani).

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Foto del reportage di Yamunin per Fútbologia

Foto del reportage di Yamunin per Fútbologia

Chi mi conosce lo sa: tecnicamente, io non tifo. O meglio, tifo per la Lorenzoni da sempre, ma è stata la mia squadra per 15 anni: campionato di serie A di hockey su prato. Il che, ahimé, vale pressoché nulla in un Paese calciofilo come l’Italia: come disse un mio allenatore in Nazionale, se inventassero lo sport del lancio dei coriandoli controvento, forse avrebbe più seguito dell’hockey su prato. Forse ora non è più così: la Nazionale è in crescita, organizzano raduni residenziali a Roma, tutte le azzurre giocano nel campionato italiano e in questi giorni affrontano l’India in una serie di amichevoli. Speriamo. Tifiamo.

Comunque, oltre che per l’Italia nelle competizioni internazionali – ebbene sì, non sono patriottica, ma ammetto che quel discutibile inno, suonato con te in campo con la maglia azzurra, emoziona eccome, ho provato – in senso astratto, a prescindere dallo sport, e forse proprio perché come atleta arrivo dall’hockey su prato, tifo per il bel gioco e per gli/le outsider, che, a seconda dei casi, sono piacevoli sorprese o semplicemente sfigati/e, intesi/e come quelli e quelle su cui nessuno o nessuna punterebbe un centesimo. Nel primo gruppo, ad esempio, ci metto la Costa Rica agli ultimi Mondiali di calcio; nel secondo, gli Atleti olimpici indipendenti.

Poi, tifo per la storia, qualunque essa sia, anche dello sport e del calcio. Dopo che, nel 1900, il FC Torinese assorbe l’Internazionale Torino, il 3 dicembre 1906, nella birreria Voigt – oggi bar Norman in via Micca a Torino – viene sancita un’alleanza con un gruppo di dissidenti della Juventus, guidati dallo svizzero Alfredo Dick. Dalla fusione tra l’FC Torinese e il gruppo di dissidenti nasce il Football Club Torino (fonte: www.torinofc.it/storia). È l’inizio dei colori granata e di quello che poi diventerà il Grande Torino.

Ora, come ho detto, io non tifo, ma è altrettanto vero che per un periodo (per un piccolo grande sito) ho seguito quello che ho sempre affettuosamente chiamato “Torello”. Non tifo, vero, ma mi sono divertita a seguire il Torello, anche se per poco.

E, siccome la storia è storia, voglio augurarti Buon compleanno, caro Torello, così:

“Di solito nelle città i luoghi di interesse storico sono indicati da una apposita segnaletica lungo le strade principali. Per raggiungere il vecchio stadio del Torino non vedo nessuna targa, nessuna indicazione.
Il museo della Sindone, ad esempio, è ben indicato. Il Filadelfia no, perché?
Percorro in bicicletta via Madama Cristina, corso Bramante e via Giordano Bruno. Forse non è il percorso migliore, ma è uno dei possibili. In giro c’è poca gente, è la prima settimana di agosto, ci sono circa 30 gradi e siamo a metà mattina. Mi fermo a fotografare una bici legata alla fermata del tram, ha il cerchione della ruota anteriore piegato.
Arrivo in via Giordano Bruno, in testa girano un po’ di pensieri: come farò a entrare? A chi chiedo, al bar di fronte allo stadio? O forse è meglio chiedere al Signor Vincenzo, ciabattino? Va bè dai, al massimo il Filadelfia lo fotograferò da fuori […].
Un postino ferma la sua moto a un paio di metri da me:
Che dici, lo rimettono a posto? Sarebbe bello. E te lo dice uno juventino.
Inforco la bicicletta, faccio un ultimo giro cercando di trovare qualcos’altro da fotografare, un segno di vita all’interno di quel posto che sembra essere condannato. Gli spalti non esistono più, niente tribune, niente parterre, ma al centro l’erba del campo è tagliata e le porte sembrano essere in buone condizioni. Qualcuno mantiene in buone condizioni il rettangolo da gioco. Questo è ciò che resta. Quello che continuavo a cercare, pur avendolo davanti all’obiettivo della macchina fotografica”.

(Primo allegato – Ciò che resta del Filadelfia,
tratto di Diario di zona di Luigi Chiarella aka Yamunin, Alegre 2014,
anticipato su Fútbologia, qui).

Beh, buon compleanno Torello. Di fronte a certa storia, poco importa il vantaggio al 93’ degli acerrimi nemici all’ultimo derby.
Buon compleanno a prescindere, com’è giusto che sia.

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