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C’è vittoria e vittoria

novembre 20, 2013

Vincere v. tr. [lat. vĭncĕre]: sopraffare l’avversario in armi, in guerra o in uno scontro qualsiasi, costringendolo a cedere; risultare superiore in un concorso, in una gara di abilità, in una competizione sportiva. Estens. e fig., tra i diversi significati: “vincere la prova”, in qualunque tipo di competizione; uso familiare, “vincerla”, riuscire nel proprio intento contro l’opposizione altrui.

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La Tanzania di hockey prato femminile

La Tanzania di hockey prato femminile

Ieri, nel ritorno degli spareggi della zona Africa per la qualificazione ai Mondiali 2014, pur subendo una sconfitta per 2-1 a Il Cairo, la Nazionale di calcio maschile del Ghana, forte della larga vittoria per 6-1 all’andata a Kumasi, ha prenotato un biglietto per l’anno prossimo, destinazione Brasile.

Qualche ora prima, a Nairobi, in occasione dell’Africa Cup of Nations, sempre la Nazionale ghanese – questa volta femminile e nell’hockey su prato – si è imposta nettamente sulla compagine della Tanzania (18-0).

Ora, che il calcio abbia un forte appeal e l’hockey su prato no è indubbio, in particolare in Italia. Già solo restando nei confini calcistici, comunque, figuriamoci quanto possa interessare la qualificazione del Ghana ai Mondiali del Brasile, quando, più o meno nelle stesse ore, la Francia ha “passato il turno” battendo l’Ucraina, riuscendo a ribaltare la sconfitta per 2-0 dell’andata, e Cristiano Ronaldo ha portato il Portogallo in Brasile con una tripletta, nientepopodimenoche contro la Svezia di Ibrahimovic, autore a sua volta di una doppietta.

Se, però, ci si sofferma sul vincere inteso come farcela e riuscire nel proprio intento, a dispetto dei pronostici e anche delle avversità, non ci si può che soffermare sull’hockey su prato e non – si badi bene – sulla vittoria del Ghana femminile, ma sulle sconfitte della Tanzania.

L’importante, mai come in questo caso, era partecipare, a maggior ragione dopo il rinvio del torneo, in un primo tempo in programma dal 26 settembre al 6 ottobre, a causa degli attentati terroristici di Nairobi a fine settembre.

La Tanzania femminile sta partecipando, infatti, per la prima volta, al torneo africano valido per la qualificazione ai Mondiali 2014. Il merito è principalmente di un’hocheista italiana, Valentina Quaranta, psicologa di 28 anni che, dopo il servizio civile internazionale nel 2011-2012, è tornata in Tanzania, a Dar es Salaam per un anno, a lavorare per il Co.p.e. – Cooperazione Paesi Emergenti.

Venuta a contatto con l’hockey su prato locale alla sua prima esperienza nel Paese, quando ci ritorna porta con sé un po’ di bastoni, palline, attrezzature e inizia ad allenare i ragazzini di una scuola primaria prima di andare a lavoro, oltre ad allenarsi con i maschi.
Da lì, il passo è breve: la Federazione hockey della Tanzania le chiede di occuparsi della squadra femminile, sciolta sette anni fa per problemi economici, e di trovare i fondi per organizzare la trasferta in Kenya. Questo a fine maggio. Valentina accetta: lo racconta con quel sano filo d’incoscienza, ingrediente spesso fondamentale per centrare obiettivi sulla carta impossibili. Cerca gli sponsor, non si sa bene come s’ingegna, con la collaborazione dell’allenatore della squadra maschile recupera le ex giocatrici e, solo a giugno inoltrato, comincia seriamente la sua attività da coach, alle prese con condizioni fisiche definite “allucinanti” e con difficoltà con lingua, cultura e colore della pelle.

Eppure, ci riesce: racimola i circa 10.000 euro che servono per la trasferta, oltre ai soldi per pagare il trasporto e un pasto alle giocatrici (le stesse di sette anni fa, a parte una, cittadine-mogli-madri o militari dell’esercito). La “batosta” del rinvio della competizione non la ferma.

La trasferta a Nairobi costa tantissimo una volta, figuriamoci due, ma la Nazionale tanzanese riesce comunque a partecipare.
Ecco perché la sconfitta all’esordio per 18-0 con il Ghana ha un po’ il sapore della vittoria.
Ecco perché, nella seconda partita, contro il Kenya, se l’obiettivo era non prendere più di 18 gol, perdere subendo “appena” 13 gol e riuscendo a segnare la prima rete della propria storia a livello internazionale (ok, come si legge nel blog Run to Kenya!, in realtà s’è trattato di autogol delle padrone di casa, “però intanto la pallina è entrata nella loro porta, per cui conta come goal!”), ha un po’ il gusto dell’impresa.

In teoria, vince chi segna un gol in più. In pratica, può vincere anche chi ce la fa, a dispetto di tutto e tutti. Di fronte a certe belle storie di sport e di vita, le “imprese” di Cristiano Ronaldo & c. non possono che perdere brillantezza.
Senza contare la valenza che tutto questo potrebbe avere per le donne tanzanesi: “Mi sono detta spesso che stavo facendo una pazzia, ma ho accettato proprio perché sembrava impossibile – ha spiegato Valentina –. Qui la maggior parte delle donne nasce, si sposa e ha figli: l’hockey potrebbe essere una via d’uscita per un po’ d’indipendenza. Questo è solo l’inizio: dopo Nairobi sarebbe importante un momento di progettualità, indipendentemente da me”.

C’è vittoria e vittoria. Le vittorie come quella di Valentina Quaranta e della “sua” Tanzania valgono (molto) di più.

Ps Su come Valentina Quaranta sia riuscita a portare la Nazionale femminile tanzanese di hockey su prato all’Africa Cup of Nations, ho scritto un articolo sul numero di ottobre di Massima Women in Sport: spero di riuscire a postarlo, prima o poi.

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