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Piccola piccola

novembre 13, 2013

Vita: dal latino [vita], da un arcaico [vivita]; parallelo al greco [bios] e al sanscrito [givathas]. Il significato su Una parola al giorno.it.

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Piccoli a Sancti Spiritus, Cuba

Piccoli cubani

I Nirvana vanno, a un volume sufficiente. Anzi, a tutto volume, come se non ci fosse un oggi. Perché ci vogliono, i Nirvana: per quelli della mia generazione in particolare, ma non solo, hanno significato molto più di qualcosa. Il segno di tempi che, ufficialmente, non torneranno più. Succede, è la vita. Per carità. Constatarlo e viverlo sulla propria pelle è, però, tutto un altro paio di maniche.

Piccola piccola, di dimensioni, un po’ come Alice nel Paese delle meraviglie quando cede alla bottiglietta con su scritto “Bevimi”: così mi sento da alcuni giorni, nei confronti del mondo. È un po’ come se mi osservassi dall’esterno e mi percepissi troppo piccola per poter anche solo lontanamente interfacciarmi con una realtà troppo grande per me.

La sensazione non è nuova: da tempo non l’associavo a una piccolezza prima di tutto fisica – chissà poi perché – ma se ci penso ricordo come se fosse ieri una volta in cui l’ho provata. Febbraio 2006, Olimpiadi invernali a Torino: “lavoravo” da reporter volontaria al Palavela e, intanto, lavoravo al pub. Tempi della scuola di giornalismo, quando ancora ci credevo. Riuscivo a far combaciare tutto, ma ero stanchissima e, quando mi ritrovavo a casa con la divisa olimpica, mentre mi cambiavo per scendere sotto casa a servire ai tavoli (e bere pure io un bel po’ di birra), provavo la sensazione di essere piccolissima. Allora, però, ero contenta di ciò che facevo. Quell’incredibile stanchezza, in fondo, era bella, aveva un senso.

Siamo nel 2013, sono passati quasi otto anni e nulla è più come allora, quando spaccarsi di lavoro, anche aggratis, sembrava avere un senso. Oggi certi sbattimenti lavorativi, di tutt’altro genere, non hanno nessun senso (perché non dovrebbero averlo), pur se pagati.

Figuriamoci quale possa essere lo scarto rispetto agli anni 90. Quando, come mi ha fatto notare una cara amica in questi giorni, al più soffrivamo per la morte di Kurt Cobain. Ora cominciamo a soffrire, sul serio, per la morte di persone a noi care, senza, in molti casi, aver potuto gioire per altri casi felici della vita, come un/una compagno/a e/o un/una figlio/a o più.

Ora come ora, non so cosa darei per tornare ad allora, anche se solo per un attimo: agli anni in cui tutto sembrava possibile. O, almeno, poter vivere sensazioni belle che non ho (ancora) vissuto.

La vita dice altro. Magari mi fosse concessa, come ad Alice, una scatolina di biscotti con su scritto “Mangiami”: forse, potrei diventare grandissima e sentirmi invincibile.

Niente, mi sento piccola piccola. Non posso che affidarmi ai Nirvana e ai ritmi degli anni 90.
Manchi, Kurt. Mancano troppe cose.

È la vita, bellezza.
Sì, ma quanto sa essere difficile, sta vita.

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