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Bellezza di un momento 1 – compagnia di (s)bandiera 0

ottobre 4, 2013

Legame (ant. ligame) s. m. [dal lat. ligamen, der. di ligare «legare»]. – Tra i diversi significati: 1) in senso concreto, qualsiasi cosa con cui si lega o che tiene legato: sciogliersi, liberare dai legami; 2) più frequente, in senso figurato, vincolo morale o sentimentale: il l. dell’amicizia; i l. di parentela, di sangue (o del sangue); l. stretto, intimo; contrarre, sciogliersi da un l.; avere un l. sentimentale, un l. amoroso; più genericamente, qualsiasi rapporto d’obbligo che limita la libertà d’agire e disporre di sé: avere troppi legami.
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Motivi di bellezza

Motivi di bellezza

Parlando di “forza dei legami deboli”, il sociologo Mark Granovetter intendeva dire che i soggetti inseriti in legami deboli, fatti cioè di conoscenze amicali non troppo strette, hanno più possibilità di accesso a informazioni e posizioni lavorative di proprio interesse, rispetto a chi investe socialmente solo nei legami forti, cioè i familiari, i parenti e gli amici intimi.

In questo periodo, ho pensato spesso ai legami “deboli”, che si manifestano di più con l’avvento dei social network, arrivando alla conclusione che, per un motivo o per l’altro, possono dimostrarsi tutt’altro che deboli, a dispetto delle definizioni. Anzi, spesso, a loro modo sanno essere più dirompenti di tanti legami cosiddetti “forti”.

Quest’estate, ho fatto la mia terza vacanza con un branco di sconosciuti. Vuoi per il posto che abbiamo visitato, vuoi per predisposizione mia, vuoi ancora per la capacità, quasi obbligata, di accettare di più tante cose con persone che non conosci, il viaggio si è rivelato semplicemente splendido. Come le altre due volte, del resto. Il punto è che i rapporti consolidati, un po’, tendono a perdersi nella consuetudine, nel conoscersi bene, nel dare per scontati aspetti che, in realtà, scontati non dovrebbero mai essere. Non è sempre così – conosco amicizie che non lo sono e non lo saranno mai – ma il rischio c’è, ed è alto. Quando questo insieme di elementi si verifica, la sensazione che si prova è, inevitabilmente, di amarezza.

Non voglio assolutamente dire che uno scambio divertente su un social con persone che non sai manco che faccia abbiano siano più importanti di certe amicizie salde che, anche se poche e con tutti i loro difetti, sai che non verranno mai meno. Certo che no. Ultimamente, però, ho notato che – forse anche per le minori aspettative che avevo io – il calore è arrivato in modo del tutto inaspettato da qualcun* che mai più avrei immaginato.

Come ieri. Mi trascino più stancamente del solito per le scale, diretta a lavoro. Apro la buca delle lettere, sperando di non trovare qualche bolletta da pagare. Invece, ci trovo un pacco. Leggo il nome del mittente: poteva arrivarmi qualcosa da quell’indirizzo, ma il pacco mi sembra troppo grande. Apro e ci scopro una sorpresa più che incredibile per me e un messaggio che non poteva non far scendere una lacrimuccia e farmi vedere il sole anche se fuori il cielo tende al grigionero ormai da giorni. Non me l’aspettavo, va bene. Non me l’aspettavo da quella persona, che – in fondo – conosco poco. Ok. Mi chiedo cos’ho fatto per meritarlo. Non ottengo risposte alle mie domande, ma, qualunque sia il motivo, il calore è tanto. Sorrido, rido, ci ripenso, ri-sorrido.

Non me ne capacito e non me ne capaciterò, ma il punto è che, forse, dovrei solo imparare ad accettare che le persone possano avere un bel pensiero per me e che, spesso, il bel pensiero possa arrivare proprio da chi pensi di conoscere meno (“che motivo avrebbe per pensare a me?”).

Bene. Ieri sera, quasi per gioco, ho pensato a cosa mi sarebbe capitato oggi, vista la grazia, a livello umano, che mi è stata concessa. Non volevo tirarmela addosso, giuro che non ho fatto pensieri negativi.

Invece, dopo le due di notte, una mail seguita da un sms, con i quali la simpatica AirOne (cioè Alitalia) m’informa che il mio volo di ritorno, prenotato con largo anticipo l’ultimo lunedì di ottobre, è stato spostato senza motivo dalle 14 alle 18. Ora, sarebbe stato tutto nel mio interesse prenotare il secondo: mi ritrovo con le/i compagne/i dell’ultima splendida vacanza, ci tengo. Siccome, però, il mio lavoro è strutturato in modo tale che, se manca una persona (siamo in due!), l’altra rischia di trovarsi in grosse difficoltà, ho scelto il primo.

Ho detto e pensato le peggio cose di Alitalia, per il cui salvataggio ho anche dato i miei soldi. Salvataggio di fatto inutile, e si sapeva, perché è una compagnia di (s)bandiera e si comporta peggio di tante low cost straniere, quando di low ha solo le regole, non certo il prezzo.

Provo a chiamare il numero verde pronta a sbraitare, ma non è attivo a notte fonda. Scalpito da sola per un po’, poi mi calmo.

Perché c’è ancora il calore dovuto alla sorpresa dentro a un pacco e a un messaggio da conservare.

Tra qualche ora chiamerò la compagnia di (s)bandiera: se mi annullano la prenotazione, come alternativa ho un volo che parte prima, ma costa di più. Pazienza: questione di principio. Se non me l’annullano, pazienza uguale: chi è in ufficio con me capisce, nel caso anche lei si prenderà qualche ora, se non una giornata intera.

Non potendo fare altro, torno alla mia sorpresa, mettendo Karma Police dei Radiohead in loop (“colpa” di una grande puntata di Gazebo dedicata al dramma di Lampedusa). Continuo a non sapere cos’abbia fatto per meritarla, ma so di avere qualcosa che mi terrà compagnia per un po’ e che magari mi “entra dentro e non va via” e, in attesa di una strabiliante invenzione e di una prima vittoria, posso brindare anch’io con una birra rossa alle “scarse probabilità”, sperando che prima o poi aumentino.

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