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Di Thatcher, calcio, lavoro gratis, violenza sulle donne e pezzi di carta

aprile 12, 2013

Frétta s.f., der. di frettare, dal lat. *frictare «fregare» – Necessità o desiderio di fare presto; rapidità nei movimenti, negli atti, soprattutto nella locuz. avverbiale “in fretta”.
___

Ho fretta.
In stra-sintesi, perché l’ora è stra-tarda e sono non nei minuti di recupero, ma a tempi supplementari scaduti, nel momento che precede i calci di rigore (ossia qualche ora di sonno, che male non fa).
Provo a riassumere qualche fatto, idea, pensiero della giornata finita, e chissà che non possa diventare una specie di rubrica non periodica, ma nemmeno sporadica: “Che giornata”.

Fatti

Thatcher e calcio inglese

Tralasciando la (non) politica nostrana, che non toccherei nemmeno avessi ore e ore davanti a me, decido di dare un piccolo spazio alla simpatica Lady di Ferro, ovviamente non celebrativo.
La buona Margaret Thatcher, infatti, tra le altre cose, odiava il calcio e chiunque lo seguisse. Parola del suo Ministro Clarke, anni fa. Disprezzo ricambiato, anche dopo la sua morte. Come scrive Luca Pisapia su Il Fatto Quotidiano, infatti, la federcalcio inglese ha accolto vari appelli dei tifosi e ha deciso di non far osservare il minuto di silenzio sui campi. L’unico momento di raccoglimento sarà dedicato al 24° anniversario della strage di Hillsborough, lo stadio dove 15 aprile 1989 morirono 96 tifosi del Liverpool. Per responsabilità delle forze dell’ordine, come ha dimostrato la desecretazione dei documenti avvenuta lo scorso anno.
Eppure, dopo anni, l’effetto della Thatcher sul calcio pare identico a quello sul Paese, visto che ora questo sport è diventato un business, da serbatoio del malcontento popolare, nato in fabbriche e miniere, che era.
Ho scoperto questo articolo tramite Fútbologia: consiglio a tutti di andare al loro blog, iniziativa originale, ora con l’avvio della Primavera Fútbologica, in giro per l’Italia, per “parlare di calcio parlando di tutto e di tutto parlando di calcio”.

Violenza sulle donne e i brutti risultati di un sondaggio

Ho letto questa notizia da una mia amica su facebook, ripresa dall’Unione Sarda.
Dalle risposte fornite a un questionario da 737 studenti di tre istituti superiori di Cagliari e Provincia – un professionale, un tecnico e un liceo scientifico, nell’ambito del progetto promosso dalla Provincia dal titolo “Studio e prevenzione sulla violenza di genere” – emerge che la condanna totale della violenza contro le donne arriva dal solo 50% degli intervistati e tra “attenuanti” c’è il tradimento, mentre lo stalking è ancora concepito da qualcuno come grande amore.
Non ho i dati completi, il campione è piccolo e circoscritto, ma tanto basta per preoccuparsi. O ri-preoccuparsi. E pensare che non ce la faremo mai, senza un vero tentativo di educazione e cultura sulla parità nella differenza.

Vuoi lavurà? Fallo gratis, no?

Da una de Le Inchieste di Repubblica.it, ho scoperto che i Comuni pubblicano bandi per cercare professionisti che lavorino senza compenso (ecco a questo link l’inchiesta nel dettaglio).
Ora: il lavoro va pagato. Mi ostino a usare il presente indicativo, proprio perché stiamo vedendo a cosa ha portato l’accettazione di qualunque bastardata, che ha fatto e ha fatto finché ha pestato a sangue l’art. 18. A parte il fatto che mi chiedo di continuo dove e come ci siamo “inceppati” così di brutto, come cittadini e lavoratori che avrebbero dovuto reclamare i loro diritti, da giornalista mi chiedo pure che senso abbia avuto, per anni e anni, che così tante persone, inseguendo un sogno, abbiano accettato di lavorare per la gloria. Lo puoi fare mentre studi, per imparare (anche se io lavoravo per guadagnare qualcosa già mentre studiavo). Ma poi, basta. Qual è il risultato finale? Giornali che vanno avanti grazie a collaboratori sottopagati – fitto sottoprecariato – mentre gli assunti… vabbè. Ora c’è troppa crisi, in tanti prendono cosa arriva. Ma è il principio di partenza a essere stato, e quindi essere ancora, sballato. Gratis dormo, mi faccio una passeggiata, guardo il soffitto, penso agli affari miei. Non lavoro.
E invece, ora, la stiamo pagando, e di brutto. Ed escono pure bandi pubblici per un posto di lavoro a titolo gratuito. Bandi banditi.

Pensieri e idee

Tanti, ma uno su tutti: il famigerato “pezzo di carta” non solo, ormai, conta poco e niente, ma spesso dice anche poco o nulla sulla qualità di chi lo ha. Non sempre, ma capita. Ed è ancora più grave quando si è di fronte a un esame di Stato e a sedicenti “professionisti”. Niente di nuovo, eh. Ma oggi ne ho avuto di nuovo conferma. E non m’è piaciuto. Non ne avevo bisogno. Punto.

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