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Assistenza ai distributori di sigarette, con tanto di aiuto psicologico

marzo 23, 2013

Professióne s.f., dal latino professio -onis, derivato da profiteri, “dichiarare, professare” (participio passato professus), composto da pro, “davanti, e fateri, da fari, “parlare”: aperta e pubblica dichiarazione di qualche cosa e spec. di un’idea, un’opinione, un sentimento, o della propria appartenenza a una religione, a una corrente ideologica e simili; attività intellettuale o manuale esercitata in modo continuativo e a scopo di guadagno.
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Magari arrivo tardi, ma ieri sera ho scoperto per caso una nuova professione. Col termine professione, in questo caso, intendo il tentativo di racimolare qualche spicciolo inventandosi qualcosa. Quindi, a suo modo, un’attività – in questo caso manuale – esercitata per guadagnare in modo continuativo (tradotto: finché si riesce).
Passo davanti a un distributore automatico di sigarette e, incuriosita, mi fermo. Ci sono alcune persone in coda e, in un angolo, un senzatetto che bazzica dalle mie parti. Prontissimo e scattante, non appena la persona di turno si avvicina al distributore, lui si affianca, con una tessera in mano presa chissà dove e appartenuta chissà a chi (se non è sua), per permettere al cliente di fare il suo acquisto. Perché le sigarette ai distributori si possono comprare solo con la tessera sanitaria.

Mi avvicino per vedere meglio: ai piedi del distributore, l’improvvisato assistente all’acquisto ha messo un bicchiere di plastica con dentro qualche moneta, perché il senso di tutto è: “Io ti aiuto a comprare le cicche, tu mi dovrai essere riconoscente. Quindi, come minimo, mi lascerai il resto che ti dà la macchinetta dopo aver comprato”. Poco importa che i clienti abbiano la propria tessera. Lui è più veloce e inserisce la sua.
Sorrido. Sembra stupido, ma intanto lui qualche moneta riesce a raccoglierla, tra l’altro di venerdì sera, quando c’è la “movida” e dura anche fino a tardi.

Il teatrino si movimenta quando tocca a una signora che deve comprare più di tre pacchetti per altre persone. Non inserisce le monete tutte in una volta e poi seleziona i pacchetti. No, sarebbe troppo facile. Per ogni pacchetto – diverso, ha anche segnato le ordinazioni su un foglietto – inserisce le monete e l’assistente, lesto, l’aiuta. All’ultimo pacchetto, però, qualcosa va storto: mette una cifra insufficiente, non inserisce quanto manca, la macchinetta s’inceppa e non le restituisce i soldi. Dall’apposita fessura, sbuca lo scontrino con i 4 euro trattenuti dal distributore. La signora va nel panico, le si rompe la voce, sta per piangere: i soldi non sono suoi, doveva portare le sigarette in un locale, a persone che conosce da poco, non ha altre monete (si tratterebbe poi di un euro, ma non ce l’ha), non può tornare quando la tabaccheria è aperta per recuperare quanto le sarebbe dovuto e sa – non ho capito in base a cosa, sinceramente – che non potrà nemmeno chi le ha dato i 4 euro.

Una scena quasi surreale, ma ci resto e spiego alla signora che può capitare, che non è colpa sua ecc ecc. Assieme al senzatetto, che, addirittura, le dice di non avere ancora racimolato i 5 euro sufficienti a farle comprare le sigarette, altrimenti glieli presterebbe. La signora, non senza fatica, alla fine si quieta un po’.
Sorrido ancora, le dico che tutto si risolverà e la saluto. Guardo il senzatetto, gli dedico un sorriso e saluto anche lui.

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