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Chiedere scusa

marzo 19, 2013

Scusa s.f., dal latino. excūsare, derivativo di causa “causa, colpa”, col prefisso ex-

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Avrei dovuto essere orgoglioso e un po’ lo sono stato, ma l’odio ha prevalso. L’odio per un padre che aveva lottato per altri e non, sino alla fine, per se stesso. E per noi. Per me. Ha prevalso l’odio poi la disperazione per avermi lasciato solo con la malattia. Non ho rivelato al mio capo, né a Chiara, che è stato per essere diverso da mio padre che ho detto sì al trapianto senza esitazione, come un impulso naturale del mio corpo.

Ho sempre benedetto i colpi di fulmine. Quelli in cui ti infiammi per qualcosa che non conosci, il fuoco si abbassa una volta presa coscienza di chi hai davanti, poi si riaccende. Gli amori che crescono nel tempo invece… Quelli fanno male. Perché sono veri e se non hai il coraggio e la prontezza di sbatterci addosso li perdi per sempre. O meglio, durano per sempre.

Questa è la storia di un corpo che si rifiuta di morire. La prima volta, al battesimo in mare, quando risale a galla dopo essere stato buttato in acqua a pochi mesi di vita, per il rito familiare del “clan della spiaggia e degli scogli”. La seconda, quarant’anni dopo, quando riemerge da un trapianto, da un secondo intervento nel giro di 24 ore e da un terzo senza anestesia, per un’infezione, pochi giorni dopo. Nel mezzo, una vita fatta di ricoveri in ospedale, di un continuo saltellare intorno alle cose e alle persone, di sogni fermati dalla malattia, di un amore cresciuto nel tempo, ma sotterrato sotto cumuli di macerie, non realizzato ma senza rimpianti, di un lavoro in cui mettere tutte le proprie forze.

Questa è la storia di un uomo nella cui mente, nel delirio post trapianto, dovuto alle dosi massicce del farmaco antirigetto, si scusa con tutti i vecchi amici che compaiono di fronte al suo capezzale “per il destino che la natura carogna aveva rifilato a ognuno di loro”. Perché qualcuno, prima o poi, deve chiedere scusa: “perché la natura è crudele, perché si accanisce sempre con gli stessi e perché, prima che le scuse arrivino dal Cielo”, bisogna che almeno in terra qualcuno inizi a chiedere perdono.

La storia di uno che alla fine si gode il presente e il suo nuovo lavoro: insegnare a rimanere a galla. “Che è il mestiere più bello del mondo”.

Delicato e tremendamente umano, “Chiedo scusa” di Francesco Abate e Saverio Mastrofranco (pseudonimo di Valerio Mastandrea). Tanti personaggi, storie, incontri che hanno un che di divertente anche nel dramma. E tanta umana tenacia. Un romanzo ispirato a una storia vera, ma, come spiegano gli autori, la finzione è presente per rendere il racconto un po’ più accettabile, dato che la realtà aveva superato i limiti della credibilità.

Francesco Abate e Saverio Mastrofranco, Chiedo scusa, 2010, Einaudi

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